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Suarez, dal ruolo di Turco allo stop alla trattativa: cosa rischia la Juve sotto il profilo sportivo? “Serve la prova di un’azione attiva del club”


Un tesserato ha avuto un ruolo attivo nella vicenda, determinando il comportamento dell’università di Perugia. Un tesserato è venuto a sapere dell’indagine in corso, decidendo di conseguenza di interrompere la trattativa di calciomercato. Dal punto di vista della giustizia sportiva, soltanto il verificarsi di almeno una di questi due ipotesi potrebbe portare a un coinvolgimento della Juventus nella vicenda legata a Luis Suarez e all’inchiesta aperta dalla procura di Perugia per l’esame “farsa” sostenuto dal calciatore per ottenere la cittadinanza italiana. Nessuna persona legata al club bianconero, al momento, risulta indagata. Intanto però il procuratore della Federcalcio, Giuseppe Chinè, ha aperto un’inchiesta e chiesto la trasmissione degli atti: l’unica strada che potrebbe portare – nel caso in cui emergessero responsabilità del club – a una sanzione in ambito sportivo.

Per un eventuale coinvolgimento, “è necessaria la prova della consapevolezza e dell’attiva azione della Juventus per facilitare l’esame di una persona che al momento non è un tesserato”, spiega a ilfattoquotidiano.it l’avvocato Cesare Di Cintio, uno dei massimi esperti di diritto sportivo in Italia. “Al momento io non vedo questa possibilità”, aggiunge Di Cintio. È dello stesso avviso l’avvocato Mattia Grassani, a suo volta massimo esperto di diritto sportivo: “La Juventus, alla luce di quanto è emerso, non rischia nulla“.

Per ora, dagli atti di indagine emerge che a parlare con l’ateneo di Perugia è stata l’avvocata Maria Turco, intercettata al telefono con Simone Olivieri, direttore generale dell’università. L’utilità promessa sarebbe stata quella di far arrivare a Perugia altri giocatori che in futuro avrebbero avuto bisogno di sostenere l’esame di italiano. Olivieri risulta indagato, così come il rettore Giuliana Grego Bolli e altre figure tutte legate all’ateneo. La legale del club bianconero Turco non è indagata e in una nota sostiene che le sue parole sono state riportate in maniera incompleta e “fuori contesto”, che non è mai stato chiesto un trattamento rispetto ad altri candidati e che la Juventus era interessata a Suarez ma che poi ha cambiato idea.

L’avvocata Turco, che collabora con lo studio di Luigi Chiappero, legale della Juventus, si è già occupata di questioni legate al club bianconero, tra cui l’inchiesta Alto Piemonte. Secondo un servizio di Report, fu Turco a tentare di farsi consegnare in ospedale il telefono dell’ultras Raffaello Bucci, appena morto. Anche nell’ipotesi in cui dovessero emergere dei comportamenti rilevanti sotto il profilo penale o sotto l’aspetto della disciplina sportiva da parte dell’avvocata, non scatterebbe per la giustizia sportiva una responsabilità diretta o oggettiva della Juventus. Non basta, in altre parole, il semplice incarico all’avvocato Turco per determinare un coinvolgimento della società. Andrebbe in ogni caso dimostrata la partecipazione della Juventus all’eventuale illecito.

“L’avvocato Turco è una professionista esemplare, tengo a sottolinearlo. Detto questo, è chiaro che l’avvocato è un soggetto esterno alla società e credo che non sia possibile ricollegarlo al club bianconero. La responsabilità oggettiva c’è quando è coinvolto un tesserato, l’avvocato non lo è”, spiega Di Cintio. “Ritengo davvero fuori luogo ricondurre una telefonata assolutamente lecita – è l’opinione di Grassani – ad ipotesi di coinvolgimento del club bianconero, di qualsivoglia natura”. Per arrivare a questa ipotesi, prosegue Di Cintio, “bisognerebbe dimostrare che un tesserato della Juventus ha avuto un ruolo attivo o ha incaricato di svolgere un determinato tipo di attività. E’ necessaria una prova provata di un nesso causale tra l’azione della Juventus e il comportamento dell’università”.

Anche per questo la Procura federale ha aperto un’indagine sportiva e richiesto le carte dell’inchiesta a Perugia. “Dagli atti potrebbero emergere elementi che non hanno rilevanza penale ma hanno rilevanza disciplinare”, ricorda infatti l’avvocato Di Cintio. “Credo che sarà complicato trovare e sostenere che ci possa essere un profilo disciplinare a carico della Juventus“, aggiunge l’esperto di diritto sportivo. Che spiega come si guarderà sopratutto all’articolo 4 del Codice di giustizia sportiva della Figc, in cui si richiama all’osservanza dei “principi della lealtà, della correttezza e della probità in ogni rapporto comunque riferibile all’attività sportiva”.

Il lavoro della Procura Figc non si concentrerà solo su quanto ruota attorno alla prova d’esame di italiano sostenuta da Suarez: i pm di Perugia indagano anche per rivelazione di segreto. La Juventus, che secondo le cronache sportive era in trattativa per far vestire all’attaccante la maglia bianconera, ha deciso nel giro di pochi di giorni di cambiare obiettivo, puntando prima su Edin Dzeko e poi facendo arrivare a Torino l’ex Alvaro Morata. Perché la trattativa è stata bruscamente interrotta? Ufficialmente la motivazione erano le lungaggini burocratiche nell’iter che avrebbe portato Suarez a ottenere la cittadinanza, necessaria per poterlo ingaggiare come calciatore comunitario entra la fine del mercato, fissata per il 5 ottobre.

L’avvocato Grassani ricorda anche l’art. 32 del Codice Figc che “ricomprende tutte le prescrizioni in materia di doveri e divieti per quanto attiene ai tesseramenti. Una norma resa, nel tempo, sempre più rigorosa“. Grassani ribadisce: “Ora ritengo assolutamente fuori luogo applicare questo ragionamento al caso Suarez ed alla Juventus”. In caso di accertamento di violazioni disciplinari in materia di tesseramenti, prosegue l’avvocato, le sanzioni sono molto pesanti: “La più attenuata è l’ammenda, ma poi, in ordine crescente, si passa alla penalizzazione di uno o più punti in classifica, indi alla retrocessione all’ultimo posto in classifica per finire con la esclusione dal campionato di competenza”.

Al di là delle responsabilità che verranno accertate, riflette Grassani, “il danno per il sistema è enorme, anche se, in questo caso, e fino a prova contraria, i comportamenti sotto indagine riguardano soggetti esterni al mondo del calcio italiano”. L’avvocato ricorda i casi del recente passato: “Passaportopoli, risalente al 2001, nell’ambito del quale Recoba, ma anche decine di altri giocatori, furono sanzionati dalla giustizia sportiva”. Poi “il caso Luciano-Eriberto, il giocatore del Chievo con nome ed età falsi: non sembra abbiano insegnato granché“. Una differenza con il caso in questione? “La vicenza Suarez è stata ‘stoppata’ anzitempo, impedendo ad un soggetto senza requisiti di scendere in campo nella nostra Serie A“, conclude Grassani.

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