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Test Covid al rientro dall’estero, le Regioni in ordine sparso. E per chi rientra in nave le norme possono cambiare nel giro di pochi chilometri


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In ordine sparso alla ricerca della ricetta migliore o forse l’unica possibile per limiti organizzativi. A volte superando anche l’ordinanza del ministero della Salute, che impone l’obbligo di effettuare un tampone entro 48 ore dal rientro in Italia se provenienti da Spagna, Grecia, Malta e Croazia. A sei giorni dalla stretta sulle vacanze, i turisti che tornano a casa dai quattro Paesi a rischio vengono testati più o meno rapidamente a seconda del mezzo con cui rientrano e della regione in cui sbarcano.

I “virtuosi” (e chi no) – Così se chi atterra a Perugia, Venezia, Verona, Fiumicino, Ciampino e Pescara ormai da giorni viene subito sottoposto al test, adesso la lista di aeroporti ‘virtuosi’ si è arricchita con Torino Caselle, il Falcone e Borsellino di Palermo e al Vincenzo Bellini di Catania. Con la Sicilia attenta anche a chi rientra da Malta usando i traghetti. Mentre a chi vola su altri scali o naviga verso altri porti può capitare di dover attendere anche 72 ore prima di avere diritto a un test o di perdersi tra numeri da chiamare e indicazioni non precise fornite dai call center attivati. Un’odissea, anche se il viaggio in teoria sarebbe ormai finito e le regole – come l’efficacia dei test rapidi negli aeroporti – parlano chiaro.

I porti di Ancona e Pesaro – Per comprendere il caos e come tutto sia sostanzialmente demandato alle capacità organizzative locali basta andare nelle Marche. Stessa regione, 64 chilometri di distanza, ma regole diverse tra i porti di Ancona e Pesaro. In caso di attracco nel primo – collegato con Croazia e Grecia – i passeggeri non vengono testati all’arrivo, ma devono autoisolarsi e segnalarsi all’azienda sanitaria di riferimento per poter effettuare il tampone. Chi sbarca a Pesaro dalla Croazia, invece, dopo giorni di proteste, effettua il tampone sul posto: 7 minuti a turista e risultato entro 48 ore grazie al lavoro di 5 sanitari Asur. Certo, di corse tra una sponda e l’altra dell’Adriatico ne sono rimaste poche – un’altra è prevista sabato prossimo – ma l’Area Vasta 1 è corsa ai ripari.

Partono gli aeroporti sardi (non i porti) – Altro esempio di trattamento ‘fai da te’ è quello della Sardegna, collegata solo con due dei quattro Paesi ‘a rischio’, ovvero Spagna e Malta. Il primo scalo ad attrezzarsi è stato quello di Cagliari Elmas: martedì mattina sono stati allestiti i box dove il personale dell’Ats effettuerà i test. I primi passeggeri sottoposti a tampone sono stati quelli imbarcati sul volo proveniente da Madrid, atterrato nel pomeriggio. A Olbia, all’aeroporto Costa Smeralda, le postazioni verranno montate mercoledì, nei prossimi giorni toccherà allo scalo internazionale di Alghero. Nessuna indicazione invece è ancora arrivata all’Autorità del mare di Sardegna per estendere i tamponi anche nei porti. Si sa solo che il primo a partire sarà quello di Porto Torres, attivo nei collegamenti con Barcellona.

Il caso della Puglia, che ritarda il test – La Puglia ha uniformato la procedura per porti e aeroporti, che riguarda le città di Bari e Brindisi collegate via mare o via terra con tutte e quattro le mete considerati a rischio. La Regione ha detto no ai test rapidi all’arrivo e allungato ad almeno 72 ore l’attesa perché, sostiene il capo della task-force anti-Covid Pier Luigi Lopalco, farlo prima non darebbe la certezza di individuare un eventuale contagio avvenuto nella coda della vacanza. Da qui la scelta della segnalazione e isolamento fiduciario per tre giorni in attesa di poter effettuare il test in uno dei 13 laboratori pubblici e 16 drive-through allestiti (alcuni partiranno dal 20 agosto) nelle sei province pugliesi per chi volesse effettuare il test senza scendere dall’auto. A disposizione anche una ventina di laboratori privati selezionati.

Il caos Lombardia – A Malpensa, Linate e Orio al Serio per ora dei tamponi neanche l’ombra. A Bergamo ci si appoggia completamente sul vicino ospedale di Seriate “dove si può fare il tampone senza prenotazione”, dice l’assessore al Welfare Giulio Gallera. L’ospedale però dovrebbe essere competente solo per i residenti della zona, non per tutti i viaggiatori che arrivano. A Linate invece non ci sono gli spazi, spiega sempre la Regione. Per quanto riguarda Malpensa, invece, la promessa di Gallera, è che “da giovedì 20 agosto” si potranno fare i tamponi in tre postazioni all’interno dello scalo. Una corsa contro il tempo, tenendo conto che per allestire i box ci vorranno almeno 48 ore e la prima riunione tra la Regione e Sea, che gestisce l’aeroporto, c’è stata solo nella serata del 17 agosto.

Da Trieste a Lamezia, dove non si fa in aeroporto – Nessun test in aeroporto, al momento, anche a Napoli Capodichino, Lamezia Terme, negli scali toscani di Firenze e Pisa, Genova e Trieste. Per chi arriva in uno di questi aeroporti è prevista l’autosegnalazione e l’isolamento fiduciario in attesa della chiamata da parte dell’azienda sanitaria competente per l’effettuazione del test. Iter diverso a Bologna, dove sì il tampone non è effettuato allo sbarco – sono in programma sperimentazioni – ma non è disposto l’isolamento domiciliare perché l’Emilia-Romagna ha scelto di derogare all’ordinanza nazionale. In alcune delle città che attendono per il tampone sono diverse per quanto riguarda i porti: Napoli, Genova e Trieste, punti di attracco delle crociere ripartite da lunedì, prevedono un protocollo rigido per chi si imbarca con il tampone effettuato prima di salire a bordo.

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